Nota sui lavori parlamentari settimana dal 9 al 13 Febbraio

9 years ago by in Senza categoria Tagged: , ,

Nella settimana si è concluso l’esame degli articoli del disegno di legge di riforma costituzionale in seconda lettura alla Camera anche se il voto finale è stato rimandato all’inizio di Marzo. Nel corso dell’esame alla il testo è stato modificato in punti significativi ma la prima considerazione necessaria riguarda il contesto politico nel quale la discussione è avvenuta e la scelta finale delle opposizioni di non partecipare alle ultime fasi della votazione.

Il percorso

Vale la pena di dettagliare anche le fasi diverse che hanno portato alla situazione finale.

1. L’esame del testo in aula è stato preceduto da alcuni mesi di esame in commissione, dopo l’arrivo dal Senato nel quale era avvenuta la prima lettura della riforma costituzionale che cambia 40 articoli della Costituzione e definisce la fine del bicameralismo perfetto -attraverso il cambiamento della funzione del Senato – e la modifica del titolo V sui rapporti tra stato e regioni. Arrivato in aula la maggioranza ha convenuto con la richiesta fatta dalle opposizioni di posticipare il completamento della esame a dopo l’elezione del presidente della Repubblica, fatta salva la decisione comune di non presentare al testo ulteriori proposte di modifica.

2. Forza Italia ha reagito alla elezione del Presidente della Repubblica con la rottura del “Patto del Nazzareno” cioè del percorso condiviso Pd/Fi sul cambiamento delle regole – dalla riforma costituzionale alla legge elettorale – e Berlusconi ha negato il giorno dopo ciò che fino al giorno prima aveva affermato per arginare il tracollo del suo partito sotto l’opa di Salvini.

3. Il regolamento della Camera prevede che in ogni seduta possano essere presentati sub emendamenti agli articoli in esame. In questo caso e contravvenendo all’accordo fatto precedentemente, Forza Italia Lega e M5s hanno continuato a presentare in chiave ostruzionista ad ogni seduta miglia di subemendamenti che rendevano incerto giorno per giorno e infinito l’esame del testo. L’unica modalità regolamentare consentita per interrompere il flusso di subemendamenti è quella della seduta “fiume”, una seduta cioè unica che finisce quando è finito l’esame degli articoli del disegno di legge. Questo è il contesto nel quale è maturata la lunghissima maratona notturna alla Camera per l’approvazione del disegno di legge di riforma costituzionale.

4. In questo contesto il Pd ha sostenuto tutto l’onere della discussione: nel merito e nella relazione con le altre forze politiche di opposizione che – con un fronte comune “senza principi” – hanno messo in atto un ostruzionismo molto aggressivo, verbale e fisico. Verso il Pd e verso la Presidente della Camera.

5. Il cambiamento delle regole fondamentali su cui si basa la convivenza democratica di un Paese deve avvenire con la partecipazione di tutte le forze politiche. Ed è proprio questa convinzione che aveva prodotto “il patto del Nazzareno” appunto sulle regole, contestato da molti quando c’era e rimpianto dagli stessi quando Forza Italia l’ha rotto. Ma non va bene neppure che anche in assenza della condivisione sui contenuti la discussione in Parlamento sul cambiamento della Carta avvenga senza la partecipazione dell’opposizione. Per questo senza sosta il Pd ha esperito la possibilità di superare “l’Aventino delle opposizioni” usato come ricatto sui contenuti in aggiunta all’ostruzionismo sulle procedure. In particolare il M5s ha avanzato come condizione per non abbandonare l’Aula una richiesta non accettabile: l’introduzione in Costituzione del referendum senza quorum, come in Svizzera, che risponde ad un modello di democrazia diverso da quello rappresentativo parlamentare definito dalla nostra Carta. Non di meno, il voto finale sul testo è stato spostato a marzo, per consentire di  ritessere la tela delle relazioni politiche e naturalmente quest’onere ricade sulla maggioranza e dunque di nuovo sul partito di maggioranza: il Partito democratico.

I contenuti

Più volte abbiamo commentato le proposte del disegno di legge di riforma costituzionale per le quali rimandiamo alle Note precedenti.

Vale comunque la pena di nominare alcuni cambiamenti significativi avvenuti nella seconda lettura alla Camera:

- Equilibrio di genere della rappresentanza: con un lungo lavoro di lobby tra donne è stato approvato un emendamento all’art. 122 della Costituzione (che è quello che definisce i principi che le leggi elettorali regionali devono rispettare) che aggiunge ai principi quello dell’equilibrio nella rappresentanza di donne e uomini. Già era stato approvato al Senato un emendamento identico riferito alla legge elettorale per l’elezione del Parlamento che ora varrà anche per le elezioni dei consigli regionali.

- Sono  state introdotte modifiche anche all’art. 78 che definisce il quorum con il quale il Parlamento può deliberare la dichiarazione di guerra difensiva di fronte ad una eventuale aggressione esterna. Nella nostra Costituzione, che ripudia la guerra, la dichiarazione di guerra difensiva spetta al Parlamento eletto dai cittadini che conferisce al Governo i poteri necessari. Di fronte alla composizione del Parlamento conseguente a leggi elettorali maggioritarie, è stata avanzata in alcuni emendamenti la richiesta di modificare il quorum previsto per la votazione delle Camere portandolo dalla maggioranza semplice a quella qualificata. La scelta definitiva votata è stata quella del quorum a maggioranza assoluta come mediazione fra chi pensa che una legge elettorale maggioritaria possa rendere inadeguata per una decisione così impegnativa la maggioranza semplice, cioè lo stesso quorum previsto per la fiducia al Governo e quindi vede nella maggioranza qualificata una maggiore forma di garanzia e di corrispondenza con il voto popolare e chi sottolinea che al tempo stesso maggioranze più alte si possano trasformare in un diritto di veto rispetto all’iniziativa del Governo.

-Viene introdotto il parere preventivo di costituzionalità sulle modifiche eventuali alle leggi elettorali a partire già dall’esame di conformità costituzionale dell’Italicum.

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