NO ALLA LEGGE AMMAZZA INTERNET

15 years ago by in Articoli, Democrazia - Diritti Tagged: , ,

Questa volta ci sono riusciti. La maggioranza ha approvato la legge-censura che aggredisce la libertà di manifestazione del pensiero nel cyberspazio, liquidando l’informazione libera nella blogosfera italiana attraverso la minaccia economica.

C’era una volta il citizen journalism. Verrebbe da riassumere così l’ennesimo colpo di mano alla libertà d’espressione voluto dal Governo, che, con una legge passata con voto di fiducia, rischia di mettere l’ennesimo bavaglio alla Rete, colpendo duramente la blogosfera italiana ed in generale l’unica fonte d’informazione rimasta ancora libera nel nostro Paese.

Pochi giorni fa alla Camera dei Deputati  è stato approvato il ddl 1415°, meglio conosciuto come il maxi-emendamento in materia di intercettazioni, che ha, da più parti, sollevato numerosi dubbi e perplessità in ordine alla sua legittimità costituzionale.

In particolare il testo del comma 28 dell’art. 1 introduce nel nostro ordinamento l’obbligo di rettifica di qualsiasi testo sgradito a qualcuno entro 48 ore, pena una sanzione pecuniaria fino a 25 milioni di vecchie lire per tutti i titolari di siti informatici. La previsione rischia di determinare un’inammissibile limitazione della libertà di manifestazione del pensiero in Rete, assoggettando il responsabile di qualsiasi “sito informatico” allo stesso obbligo di rettifica che l’obsoleta Legge sulla stampa di sessant’anni fa pone a carico del direttore responsabile delle testate giornalistiche.

In questo modo uno dei più controversi istituti del nostro ordinamento, ovvero l’obbligo di rettifica, introdotto con l’art. 8 della vecchia legge sulla stampa, non solo non sarà sottoposto ad un aggiornamento nel moderno mondo dei media, ma sarà esteso alla Rete: un mezzo la cui esistenza non era stata prevista dai padri costituenti nel 1948.

E’ evidente che la nuova legge produrrà come effetto immediato quello di abbattere sensibilmente la vocazione all’informazione diffusa che ha, fino ad ora, costituito il valore aggiunto del web come primo spazio davvero libero di divulgazione di quello straordinario patrimonio di pensieri e notizie che, sin qui, i media professionali non hanno in parte potuto e in più parte voluto lasciar filtrare per effetto dei forti ed innegabili condizionamenti che i poteri politici ed economici da sempre esercitano sulle testate giornalistiche cartacee, radiofoniche o televisive.

Quello che accadrà all’indomani dell’entrata in vigore della nuova legge è che chiunque potrà inviare una mail a un blogger, a Google in relazione ai video pubblicati su YouTube, a Facebook o MySpace o, piuttosto al gestore di qualsiasi newsgroup o bacheca elettronica amatoriale o professionale, chiedendo di pubblicare una rettifica in testo, video o podcast a seconda della modalità di diffusione della notizia da rettificare.

Ma gestire le richieste di rettifica, valutarne la fondatezza e procedere alla “riparazione” è un attività inconciliabile con la dimensione “amatoriale” della maggior parte dei blog che costituiscono la blogosfera e rischia, nel migliore dei casi, di costituire un elemento disincentivante che scoraggerebbe la maggior parte dei blogger e altri “titolari di siti informatici” a trattare argomenti “sensibili” e di forte impatto politico e sociale. Quelli appunto più suscettibili di “correzione”.

Nel peggiore dei casi, invece, il meccanismo escogitato dal Governo produrrebbe una vera e propria censura ai danni della libertà d’espressione, dato che un paio di onerose multe di tale natura sarebbero sufficienti a far chiudere tutta la galassia di blog e siti di informazione indipendenti del nostro Paese che ogni giorno ci forniscono servizi d’inchiesta, contro-informazione e notizie che non si uniformano al pensiero unico dell’esecutivo e della stampa italiana.

Come scrive Beppe Grillo sul suo diario in rete: “I blog di liberi informatori come Martinelli o Byoblu chiuderanno dopo le prime multe e con loro centinaia di altri. Solo per gestire le richieste di rettifica entro 48 ore dovrei assumere dieci persone, e forse non sarebbero sufficienti. In un anno dovrei pagare probabilmente alcuni milioni di euro di multa.”

Nel frattempo la legge ribattezzata “ammazza-internet” è stata tempestivamente denunciata dagli opinion leader della Rete, (Punto Informatico, Zambardino, Bottoni e molti altri), mentre ieri i più autorevoli blog e siti che si occupano di Internet e politica hanno diffuso una lettera indirizzata ai presidenti dei gruppi del Senato con l’appello di rivedere la norma.

fonte : http://www.sinistraeliberta.it

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